lunedì 26 settembre 2011

Nostalgia Platz

Mi mancano i tempi, anche se non li ho mai vissuti, in cui per conoscere una persona dovevi passarci del tempo. I tempi in cui ti immergevi nella vita, degli altri o tua. Mi manca un mondo più piccolo, dai confini ben marcati, dove l'individuo sapeva di avere e aveva un valore. Dove le piccole cose esistevano e non venivano frullate nella lavastoviglie e il caffé non era solubile e la gente non passava l'unico giorno libero a spararsi centri commerciali in vena e in metro non stava ingobbita sull'ipad a guardare storto chiunque perché "ehi! Guarda i miei vestiti non guardarmi in faccia!"
Spiattellato.
Tutto adesso è spiattellato.
Come campioni di tessuto sul vetrino del microscopio di uno scienziato pazzo, le persone sono spiattellate.
Si spalmano sul web sperando, nello spalmarsi, di coprire quanti più metri quadri possibile e in questo modo di attirare quanti più occhi possibile. Ma sempre senza farsi guardare.
Mi manca la linea che divide te da me e dagli altri. Quella che prima bisognava lavorare per oltrepassare e che adesso "straaaap", molti provvedono a dilaniare da sé. In nome del... che ne so, della globalizzazione della massa dell'inerzia della facilità della vanità dei luoghi comuni della Morte Nera che distrugge i pianeti così e tu eri lì e l'attimo dopo... puff.

mercoledì 31 agosto 2011

Corte Suprema

Sapete cos'è una cosa davvero triste? La faccia di un imputato alle 09.30 del mattino in un'aula giudiziaria. Un ragazzo con il viso tutto contratto in una smorfia che ti fa essere contento di non essere al suo posto. Già, perché io sono dall'altra parte. Imparziale più che altro, diciamo pure senza voce in capitolo (cioè chi se ne frega del fonico!.) E lo guardo pure con un mezzo sorriso, della serie "Ti tocca il conto bello mio". Così impari a spacciare coca. Così impari a dare lavoro ai carabinieri. Gli imputati si susseguono, giovani, adulti... tutti disperati, tutti poveri, quasi tutti stranieri. Il popolo invisibile, quello che per te non esiste. Neanche per me esisteva fino ad oggi. Quello che puoi guardare e sentirti contento di avere le mani appena lavate, belle profumate, lontane da quei corpi sudici e camicie puzzolenti. Che poi è sempre umanità, no? Che poi tutta quest'ansia igenista non è altro che una malattia essa stessa. E' bello, ho pensato, tutto questo. Mi piace. Che poi non importa se stai in disparte, l'importante è esserci.