Mi mancano i tempi, anche se non li ho mai vissuti, in cui per conoscere una persona dovevi passarci del tempo. I tempi in cui ti immergevi nella vita, degli altri o tua. Mi manca un mondo più piccolo, dai confini ben marcati, dove l'individuo sapeva di avere e aveva un valore. Dove le piccole cose esistevano e non venivano frullate nella lavastoviglie e il caffé non era solubile e la gente non passava l'unico giorno libero a spararsi centri commerciali in vena e in metro non stava ingobbita sull'ipad a guardare storto chiunque perché "ehi! Guarda i miei vestiti non guardarmi in faccia!"
Spiattellato.
Tutto adesso è spiattellato.
Come campioni di tessuto sul vetrino del microscopio di uno scienziato pazzo, le persone sono spiattellate.
Si spalmano sul web sperando, nello spalmarsi, di coprire quanti più metri quadri possibile e in questo modo di attirare quanti più occhi possibile. Ma sempre senza farsi guardare.
Mi manca la linea che divide te da me e dagli altri. Quella che prima bisognava lavorare per oltrepassare e che adesso "straaaap", molti provvedono a dilaniare da sé. In nome del... che ne so, della globalizzazione della massa dell'inerzia della facilità della vanità dei luoghi comuni della Morte Nera che distrugge i pianeti così e tu eri lì e l'attimo dopo... puff.
lunedì 26 settembre 2011
mercoledì 31 agosto 2011
Corte Suprema
Sapete cos'è una cosa davvero triste? La faccia di un imputato alle 09.30 del mattino in un'aula giudiziaria. Un ragazzo con il viso tutto contratto in una smorfia che ti fa essere contento di non essere al suo posto. Già, perché io sono dall'altra parte. Imparziale più che altro, diciamo pure senza voce in capitolo (cioè chi se ne frega del fonico!.) E lo guardo pure con un mezzo sorriso, della serie "Ti tocca il conto bello mio". Così impari a spacciare coca. Così impari a dare lavoro ai carabinieri. Gli imputati si susseguono, giovani, adulti... tutti disperati, tutti poveri, quasi tutti stranieri. Il popolo invisibile, quello che per te non esiste. Neanche per me esisteva fino ad oggi. Quello che puoi guardare e sentirti contento di avere le mani appena lavate, belle profumate, lontane da quei corpi sudici e camicie puzzolenti. Che poi è sempre umanità, no? Che poi tutta quest'ansia igenista non è altro che una malattia essa stessa. E' bello, ho pensato, tutto questo. Mi piace. Che poi non importa se stai in disparte, l'importante è esserci.
sabato 25 dicembre 2010
The Blood On The PULSANTE
Avete presente il pulsante che solitamente apre i portoni dei palazzi dall'interno? Quello del mio oggi era imbrattato di sangue .__. Chi può aver mai compiuto un simile gesto, e perchè? Mi ha fatto venire alla mente che il nostro mondo, in fondo, sotto la lucente copertina e gli abiti costosi, è ancora di sangue, dominato da istinti primordiali e tribali. Una macchia di sangue nell'ultimo posto dove te la saresti aspettata può scombussolare davvero la tua visione della routine.
mercoledì 20 ottobre 2010
martedì 12 ottobre 2010
Zio Jules
Allora oggi mi rode. Mi rode e perciò ho bisogno di un capro espiatorio, qualcosa che giustifichi il mio astio nei confronti del mondo. E ce ne sono di cose! Ok. Me la prendo col consumismo, con la società dei consumi. Ok, Pennac mi da una mano. Si mette a riflettere su quanto costa il vestiario, i telefonini, i cazzi e i mazzi vari di un adolescente francese di qualunque classe sociale. Circa 880 euro, viene fuori. Ragazzi rimessi a nuovo dopo le feste di Natale mettiamo, quando l'imperativo è consumare. Sempre quello. Siamo clienti, spingiamo continuamente il nostro carrello nell'ipermerkato che è diventato il mondo. Un centro commerciale senza frontiere. Vogliamo sempre di più, sempre di meglio, sempre stare al passo con gli altri. Non siamo persone, siamo consumatori. Nella società del futuro la scuola ci insegnerà come consumare l'universo, non a capirlo. Siamo continuamente vittime di un bombardamento mediatico, spinti a volere ciò che non serve, ciò che non ci piace nemmeno. Famiglie che passano la domenica al centro commerciale per "portare i figli a correre". Sul serio? Si. Il centro commerciale è il tempio della nostra epoca, il consumismo la nostra religione. Cultura o scarpe firmate? Libro o videogioco? Essere o apparire? Personalmente mi sento derubato di un mondo che avrebbe potuto essere diverso.
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