martedì 12 ottobre 2010

Zio Jules

Allora oggi mi rode. Mi rode e perciò ho bisogno di un capro espiatorio, qualcosa che giustifichi il mio astio nei confronti del mondo. E ce ne sono di cose! Ok. Me la prendo col consumismo, con la società dei consumi. Ok, Pennac mi da una mano. Si mette a riflettere su quanto costa il vestiario, i telefonini, i cazzi e i mazzi vari di un adolescente francese di qualunque classe sociale. Circa 880 euro, viene fuori. Ragazzi rimessi a nuovo dopo le feste di Natale mettiamo, quando l'imperativo è consumare. Sempre quello. Siamo clienti, spingiamo continuamente il nostro carrello nell'ipermerkato che è diventato il mondo. Un centro commerciale senza frontiere. Vogliamo sempre di più, sempre di meglio, sempre stare al passo con gli altri. Non siamo persone, siamo consumatori. Nella società del futuro la scuola ci insegnerà come consumare l'universo, non a capirlo. Siamo continuamente vittime di un bombardamento mediatico, spinti a volere ciò che non serve, ciò che non ci piace nemmeno. Famiglie che passano la domenica al centro commerciale per "portare i figli a correre". Sul serio? Si. Il centro commerciale è il tempio della nostra epoca, il consumismo la nostra religione. Cultura o scarpe firmate? Libro o videogioco? Essere o apparire? Personalmente mi sento derubato di un mondo che avrebbe potuto essere diverso.